Visualizzazione post con etichetta facebook. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta facebook. Mostra tutti i post

lunedì 9 aprile 2012

FACESTRIKE: sabotaggio mediale su facebook

Sabotaggio in stile dada su Facebook. Nel social network che ha fatto del volto il proprio emblema, dalla notte del 3 aprile 2012 qualcosa è cambiato. È tutta colpa (o merito) del FaceStrike: centinaia di utenti hanno scambiato e stanno continuando a scambiare l’immagine del proprio profilo con quella dei loro amici o di altri conoscenti (a volte persino senza chiedere l’autorizzazione). L’impressione per gli utenti stessi è di gran confusione: per la struttura stessa di facebook ogni messaggio appare con nome e cognome dell’utente e il suo volto, che ora non corrisponde più a quello reale. Qualcuno ha persino pensato ad un pesce d’aprile ritardato, ma poi vari comunicati e rivendicazioni hanno chiarito la natura organizzata dell’operazione.
Il FaceStrike - si legge sui blog e siti web dei due movimenti d'avanguardia oltre-artistica che lo hanno per primi promosso, MAV Movimento per l’Arte Vaporizzata e Net.Futurismo - è uno Sciopero Identitario e promuove una negazione dell’abituale identificazione dell’individuo con il suo volto. La polemica è diretta innanzitutto contro la deriva narcisistica e divistica di facebook, ma si sta già estendendo viralmente a tutto il web.

mercoledì 28 luglio 2010

Percettori ottusi della realtà fotografica, dai tempi di Muybridge.

E va bene, l’input per questa riflessione non è dei più nobili, ma la sensibilità critica può anche richiamarsi a Dylan Dog qualche volta no?

L’immagine è tratta da I killer venuti dal buio, Dylan Dog n.78 (marzo 1993).
Sono nel lungo viaggio di ritorno verso casa in un Intercity notte, in partenza per le mie vacanze estive e decido che per passare nel miglior modo questa passeggiata di 8 ore è sensato iniziare con una sana dose di horror d’annata.
L’immagine in questione solletica il mio quinto senso e mez..., pardon, il mio senso estetico e, da ElisABIETTA quale sono, comincio a contemplare il senso appagante dello splatter. Ma non è il genere in sé che mi incuriosisce, quanto la precisione delle immagini disegnate. Più della fotografia filmica che non riesce mai veramente a raggiungere e fermare quel climax perfetto dell’istante nell’azione complessiva.

L’immagine perfetta. Quanto siamo condizionati da questa ricerca?
Quanto divario c’è tra la concezione armonica delle forme e dei colori nel nostro immaginario e la distorsione non colta delle immagini reali? Quale bellezza perseguiamo? Quella del pennello che fa più bella la natura o quella della fotografia che blocca spietata un istante della natura in divenire? Riusciamo a trovare graziosa la posizione totalmente antinaturale della Venere di Botticelli e ci vergogniamo se una foto ci ritrae con la bocca storta e gli occhi sgranati.
Ci burliamo dell’ingenuità dei primi malcapitati che di fronte al cavallo in corsa di Muybridge (1878) si scandalizzarono dell’istantanea in cui il cavallo, durante il salto, piega tutte e quattro le zampe sotto il ventre. Osceno e falso! Durante tutta la sua esistenza l’uomo aveva visto cavalli correre e saltare, ma mai librarsi in volo in quella posizione assurda! Che idiozia è mai questa? Che falsità racconta questa macchina fotografica?


Ma quanto superiori siamo noi a quella generazione se ad oggi ancora scartiamo via dall’album/togliamo la tag alle foto in cui siamo “venuti male”?
Che cosa cerchiamo nelle immagini? Poesia, intrigo, mistero, bellezza, particolarità, colori, forme, emozioni: una costruzione mentale aprioristica di quello che ci aspettiamo da un’immagine.
Siamo ancora gli stessi ingenui che non hanno accettato la parzialità dell’occhio umano nel captare gli istanti di un movimento complesso.

La perfezione di un istante. Non siamo ancora in grado di comprenderla. A più di 130 anni dalla prima volta.